Ritiro sociale volontario
Ritiro sociale e media immaginari: la mia tesi di laurea
La mia tesi di laurea mi ha dato l’occasione di approfondire una domanda che mi accompagnava da almeno dieci anni: come mai le storie, incontrate nei libri, nelle canzoni, nei film, nei racconti orali, ci attraggono così tanto? Cos’è che agganciano in noi, come fanno a parlarci e a ispirarci?
Con il tempo, e attraverso gli studi universitari, questa curiosità si è intrecciata al tema del ritiro sociale volontario, fino a dare forma alla domanda che ha guidato il mio lavoro: perché tanti adolescenti che si chiudono nelle loro stanze, allontanandosi dal mondo esterno, sembrano trovare rifugio nei manga e negli anime giapponesi? Da qui è nato un percorso che, passo dopo passo, mi ha portato a esplorare il ritiro sociale volontario non solo come sintomo o problema, ma come - avrei poi compreso - esperienza profondamente umana, legata alla ricerca di identità, protezione e di significato.
Il ritiro sociale volontario - noto anche come hikikomori - è un fenomeno complesso, che intreccia dimensioni psicologiche e sociali. L’isolamento spesso è una risposta a un disagio profondo, un modo per sospendere il contatto con un mondo percepito come troppo esigente o difficile da abitare. Il punto cruciale è che, però, il bisogno di senso e di relazione non scompare, ma si trasforma, trova altre vie… e spesso queste vie passano attraverso le storie.
È qui che entrano in scena anime e manga. Questi mondi narrativi, nati in Oriente ma diventati parte integrante anche della nostra cultura, offrono agli adolescenti spazi simbolici privilegiati in cui esplorare emozioni, conflitti, desideri. Hanno delle specificità nei temi trattati, nelle trame e persino nel peculiare linguaggio iconico adottato, che permettono di andare molto al di là della semplice evasione momentanea. I silenzi, i tempi dilatati, il focus sui risvolti emotivi delle vicende permettono al lettore di sostare nel dubbio, nella fragilità, nell’ambiguità, proprio come accade nella vita reale. Tra eroi imperfetti, battaglie interiori e percorsi di crescita spesso dolorosi, molti ragazzi trovano un linguaggio che li rappresenta senza giudicarli.
Questo mi ha portato a riflettere più in profondità sul potere delle narrazioni: raccontare e ascoltare storie non è solo intrattenimento, ma un vero e proprio modo per costruire e riconoscere se stessi. Attraverso i personaggi e le loro vicende, ognuno di noi può proiettare parti di sé, sperimentare emozioni, mettere in scena conflitti che nella realtà non riesce ad affrontare. È un processo di identificazione e trasformazione, fatto di immagini e simboli, che permette di dare forma a ciò che ancora non ha parole.
Ecco allora che, in un’epoca di connessioni digitali intrecciate a solitudini acute, anime e manga diventano non solo un rifugio, ma uno specchio in cui guardarsi e riconoscersi, un luogo dove la mente dell’adolescente in evoluzione possono continuare a crescere, anche quando il corpo si ferma.
Ma questo accade finché l’immersione nei mondi immaginari rimane uno spazio di esplorazione e non diventa l’unica possibilità di esistere. Quando il rifugio si trasforma in chiusura totalizzante, il rischio è che la forza trasformativa della narrazione si riduca a pura fuga dalla realtà.
Alla fine, insomma, ho trovato la risposta alla domanda che mi portavo dentro da dieci anni: è il nostro insaziabile bisogno di essere visti, compresi e, soprattutto, narrati che ci fa immergere nelle storie, che ci tiene agganciati a vicende e personaggi che ci parlano, ci consolano e ci ispirano, fino al punto in cui le storie non accompagnano più la vita, ma iniziano lentamente a sostituirla.
Se vuoi approfondire
- Tamaki Saitō, Hikikomori. Adolescence without End, University of Minnesota Press
- Marco Crepaldi,Hikikomori. I giovani che non escono di casa, Ed. Alpes Italia
- Jerome Bruner, La fabbrica delle storie, Ed. Laterza
- JeanMarie Bouissou, Il manga. Storia e universi del fumetto giapponese, Ed. Tunué
Sonia Campa RITIRO-SOCIALE
cornerstone hikikomori narrazioni ritiro sociale adolescenza media immaginari anime manga