Animali
Percepire non significa comprendere
Qualche giorno fa ho appoggiato una macchina del caffé da dismettere per terra, accanto alla porta-finestra, per ricordarmi di portarla fuori quando fossi uscita. Qualche minuto dopo, Wally, una delle mie gatte di quattro anni, si è diretta verso la porta-finestra con l’intento di farsi aprire e guadagnare il giardino. Arrivata ad un metro di distanza, vista la macchina del caffé, si è immobilizzata. L’ha fissata a lungo, confusa, preoccupata, ha provato a spostare la testa, si è guardata attorno, ha tentato qualche passo incerto in avanti, si è bloccata di nuovo, ha annusato l’aria. Era evidente che non riuscisse a capire cosa fosse. E’ stata diversi secondi lì, ferma, a soppesare, a valutare e alla fine, senza che accadesse altro attorno a lei, si è girata ed è scappata via.
Questo episodio mi ha ricordato quanto siano sensibili i gatti sul piano percettivo. E a quanto, a volte, lo ignoriamo o lo diamo per scontato, ritenendo che il loro modo di guardare il mondo e di elaborare le informazioni sia, tutto sommato, uguale al nostro, forse solo un po’ meno raffinato. E, invece, è proprio diverso.
Cosa era successo a Wally che riproponeva una reazione sicuramente osservabile da tante persone nei propri gatti, davanti a stimoli apparentemente innocui?
Nel momento in cui lo sguardo di Wally si è poggiato sulla macchina del caffé, automaticamente, istantaneamente, la sua mente è andata alla ricerca di un’immagine in memoria che la aiutasse a riconoscere quello stimolo, a dargli un significato, un po’ come accade nei sistemi di riconoscimento facciale. Si tratta di un processo mentale, automatico e inconsapevole, che consente di fare previsioni su quello che potrà accadere e, quindi, di pianificare delle opportune risposte comportamentali.
In Wally questa ricerca aveva dato esito negativo. Non aveva informazioni utili per interpretare il significato di quell’oggetto nero, comparso dal nulla, con quell’odore insolito, in quel punto in cui, di norma, c’era il vuoto. Percepire uno stimolo non significa automaticamente poterlo collocare tra le esperienze già note, soprattutto quando è fuori contesto. Davanti all’incertezza, è emerso il carattere di Wally, il suo livello di fiducia: l’emozione che ha prevalso è stata la diffidenza, per cui meglio allontanarsi da ciò che non si conosce, per evitare eventuali pericoli.
A causa di queste reazioni, a volte i gatti vengono etichettati come “stupidi” o “paurosi”. Non si tratta di questo, ma di un tentativo di interpretare uno stimolo ambiguo alla luce delle informazioni disponibili, internamente ed esternamente: i gatti percepiscono, analizzano, traggono delle conclusioni sulla base del loro bagaglio esperienziale e decidono come procedere. Se Wally fosse cresciuta in una casa in cui stabilmente le macchinette del caffé sono poggiate per terra, avrebbe avuto una reazione completamente diversa.
Questo non la rende più sciocca o più paurosa. La rende adattata al contesto in cui vive quotidianamente. Un contesto in cui le macchinette del caffé non si trovano mai per terra.
Sonia Campa ANIMALI · COGNIZIONE · RELAZIONE U/A
animali percezione etologia cognizione relazione U/A