Animali

Il gatto e l'arte di inventare il gioco

Un fagiolo sfuggito dalla busta della spesa. Uno scontrino accartocciato. Un elastico per capelli dimenticato sul bordo del lavandino. Per chi vive con un gatto, la scena è familiare: il giocattolo comprato con cura giace ignorato in un angolo, mentre il micio insegue con assoluta dedizione qualcosa di totalmente imprevisto.

C’è qualcosa di comico e, al tempo stesso, di molto istruttivo in questo paradosso. Perché il gatto non sta semplicemente ignorando i nostri sforzi, sta facendo qualcosa di più inedito: sta inventando.

Il mondo del gatto è un mondo sensoriale complesso e personalissimo. Ogni individuo ha le sue preferenze: c’è chi risponde soprattutto al tatto - e quindi impazzirà per la noce che schizza via appena toccata - chi è guidato dall’udito e si fermerà ipnotizzato dal fruscio della carta stagnola sul pavimento, chi dalla vista e in uno spaghetto vedrà la coda di un topo in fuga. Il gatto, poi, ha tale predisposizione a notare i dettagli che i suoi sensi si attivano ovunque, in qualsiasi momento, su qualsiasi oggetto che abbia la giusta combinazione di caratteristiche. Anche se non è stato disegnato come “giocattolo per gatti”.

C’è un secondo elemento che spiega l’attrazione dei gatti per oggetti inconsueti: la sorpresa. In natura, la preda non si annuncia. Arriva all’improvviso, quando meno te l’aspetti, e richiede una risposta immediata, fisica, mentale, strategica. Quando un gatto gira per casa e incontra per caso un oggetto che stimola i suoi sensi, può simulare mentalmente la stessa situazione: lo valuta, lo testa, cerca di capire come muoverlo e cosa succede se gli dà una zampata. È un piccolo allenamento cognitivo, ogni volta.

Questo non significa che i giocattoli commerciali siano superflui, basta sceglierli con criterio e proporli nel modo giusto. Non va trascurato, però, che l’universo ludico del gatto è molto più vasto di quanto prospettato dall’industria del pet e una parte significativa di quel mondo lo costruisce lui, attingendo a ciò che trova intorno a sé.

Accade così che osservare quali oggetti catturano l’attenzione del proprio gatto diventa un modo per conoscerlo meglio: cosa lo attrae di più sul piano sensoriale, se ama i movimenti veloci o oggetti da stanare con strategia, se il rumore lo incuriosisce o preferisce il silenzio dell’agguato, se un odore lo entusiasma o lo disturba. Ogni scelta - anche quella del fagiolo sul pavimento - racconta qualcosa.

Una buona pratica di convivenza, allora, è la predisposizione di una cesta dei giochi che non sia, però, un accumulo di giocattoli abbandonati in una scatola per terra da cui il gatto debba servirsi. E’ più funzionale pensarla come una riserva da cui pescare di volta in volta, con sorpresa, con varietà, con un po’ di regia. Perché ciò che stimola davvero la curiosità felina non è la disponibilità di oggetti di per sé, ma l’imprevedibilità con cui compaiono.

E se ogni tanto appare anche un fagiolo, beh… lanciamoglielo!

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