Sostegno alla genitorialità
Come parlare con un adolescente (senza che si chiuda)
Siete seduti a tavola e la conversazione scivola su un fatto di cronaca che, magari, ha visto coinvolto un adolescente come tuo figlio o tua figlia. Prima di aprire una discussione, domandati se sei disposto ad accogliere anche opinioni discordanti alle tue.
Nelle sedute con adolescenti capita spesso che riportino questa esperienza contradditoria: malgrado i loro genitori siano apparentemente aperti e disponibili al dialogo, i ragazzi si sentono a disagio a sostenere una conversazione perché hanno la sensazione che vadano bene solo certe opinioni e non altre.
Questo accade quando i genitori, spesso senza nemmeno accorgersene, durante una discussione si pongono come censori di determinate prospettive, ponendo le proprie come uniche accettabili e condivisibili.
Così facendo i genitori danno l’impressione di interpellare i loro figli non tanto per sapere realmente cosa pensino ma per verificare il grado di coincidenza delle rispettive opinioni. A volte nascondono la paura che il ragazzo possa allontanarsi da un modello che ritengono indiscutibile; altre volte, a muoverli è una certa rigidità di pensiero.
Come conseguenza, anziché un confronto, danno la sensazione di imbastire un interrogatorio. E questo i figli lo sentono. Immediatamente. Sotto pelle. E, a seconda di quanto sarà importante per loro mantenere l’immagine positiva che il genitore ha di loro, potranno decidere di accondiscendere o ritirarsi.
A lungo andare, infatti, a man mano che l’adolescente impara a riconoscere questo atteggiamento nel proprio genitore, per evitare di discutere ha solo due scelte: o si adegua e conferma al genitore le stesse opinioni, senza tuttavia condividerle fino in fondo; oppure, più probabilmente, si ritira dal dialogo, rifugge qualunque tentativo del genitore di porre domande e aprire discussioni, perché il ragazzo non vuole essere messo sotto pressione, non vuole adeguarsi ma, al contempo, non vuole nemmeno discutere.
In entrambi i casi, con il tempo, il dialogo viene depotenziato, perde di fiducia e di sincerità, anche quando riguardasse questioni familiari delicate. E, quel che è forse peggio, nega al ragazzo la possibilità di sviluppare una competenza fondamentale per la vita adulta: quella di so-stare nel disaccordo, di potere e sapere discutere con gli altri sostenendo idee anche opposte, senza che questo venga vissuto come un inevitabile scontro tra chi vince e chi perde, tra chi ha torto e chi ha ragione.
Compito fondamentale del genitore, allora, è sicuramente quello di stimolare il ragazzo a confrontarsi su temi di complessità via via crescente ma farlo mantenendo una postura di ascolto reale e di apertura verso quello che è il punto di vista del ragazzo. Anche, e soprattutto, quando non coincide con il proprio.
Sonia Campa GENITORIALITÀ
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